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Wednesday, September 7, 2016

Alta stagione

Le carni tirate al sole,
Sferzate dalle brezze,
(Di questo mare impietoso)
Si cedono agli occhi giovani,
Piene e rigonfie;
Simulacri delle primavere
Che sbocciano or ora,
Nel rossore e nell'abbondanza,
Delle gote e delle cosce.

Esse si ergono, stagliate,
Quasi perpendicolari
alla curvatura dell'orizzonte;
Colonne sinuose, flesse, che
Tra le spume si levano,
E dalle creste delle onde,
Cingendone i fianchi fecondi,
E ricacciando i corpi
Nelle bianche schiume,

Si separano dai fiotti bagnati.
E come questi ricadono,
In balia degli sciacqui
E dei vortici, così le anche,
Ed i glutei, febbricitanti
Tracciano archi,
Cancellati al seguito
Dell'andirivieni regolare
Delle acque scomposte.

E risalendoli, i rivoli dileguati,
E guadando le correnti;
L'inabbissamento di un tuffo,
Vede accostarsi nel tonfo,
La caducita' del momento.
L'acqua segna lo scoglio,
Ed i passi, il fondale, che
sbiaditi in uno sbuffo,
ricordano l'apice della stagione.

Saturday, August 16, 2014

Der Wanderer

Riscopro dunque
la mia vena romantica,
in piena desolazione,
come vuole la tradizione,
a fuggire la disaminia razionale.
C'è poco da coprire, dopotutto.
Decliniamo la prosa
verso altri scopi;
oggi si torna a casa:
c'è il richiamo dei vecchi,
e dei dimenticati, affabili amici.
Polverose istituzioni,
sfuggo da voi,
che mi masticate,
rinnegando antichi amori,
ed evitando nuove insinuazioni.
Rifiutato il progetto
di solistica visione,
si inverto i propositi e le cause.
- Posa i tuoi migli di percoso -
Alle volte mi vedo come sarei,
altre come sono.
Non scordare facilmente
è una promessa da furbi.
Ma ti salva la vita il più delle volte;
quando si palesa la proposta
d'un capitolo che si chiude.

Wednesday, October 30, 2013

Il problema della vista periferica



Il problema della vista periferica:
- Mi hai registrato?
Da dietro il vetro,
ci sono ancora, scorrendo all’indietro?
Par non esserci mai stato.
Ma, viaggiando verso il sole,
serberai il ricordo del riflesso
stagliatosi dal fiume umano
che ti scorre accanto?
Esisterò in quell’intervallo
in cui la giornata ti scivola addosso?
Poi più nulla.
- Forse giusto lampade al neon,
Niente per cui smantellare piani,
o farne di nuovi.
Nemmeno per sapersi a vicenda
in quel luogo transiente,
che scambia minuti per chilometri
e porta tutto alla deriva,
fino a che niente importa. 
- Forse un indefinito tremore,
il riaffiorare d’un impalpabile remoto,
parte del corredo di ricordi dimenticati
d’improvviso ritrovati sul nastro.
Miserabili momenti andati.

Tuesday, October 22, 2013

Evigilo

Come possa lascire il vuoto,
  così ripetutamente, perseverante,
  illogicalmente uguale a sempre?
Quel "sempre" che può essere tutto
  ma sopratutto niente,
- eppure  sempre ti svuota
  per trovare posto al niente.

Attraversi il risveglio, tempestivo,
  verso una vana veglia,
  che toglie il tichettio rumorante
  alla pioggia che cade,
  rendendola futile:
semplicemente bagnata,
oramai più vicina al niente

Ed è la fugace visione
  di un taglio diverso nella luce
  ad inscenare la farsa
  prima di ricapitolare alla realtà.
Un miragio tra i fumi condensati
  che porta via visioni
  del sonno paradosso.

Il cambio di direzione,
la coerenza impersonale
  che fugace cerca una sua forma
  al difuori di te, quand'ecco
che invece si sgretola,
  impossibile da palesare all'esterno,
  impossibile da giustifcare,

e ti capisco.

Lei prende e porta via
che sia il peso delle tue colpe
che sia la pace della mente
e lascia il vuoto
e dona il niente

E se il niente fosse già mio
  cosa in più ella mi dona?





Spostamento

Scende viscoso:
la risonanza di una stringa
chiude il gioco.




Tuesday, April 2, 2013

Nocta pars


Addentratomi - un vortice vuoto
si forma tra le nuvole sulla mia testa,
liberando la luna e stratificando il cielo -
oltre la rete, percorro circuiti atletici,
linee bianche che guidano i passi in loop;
girando in tondo il non-luogo cantiere/parco,
formo il sogno aggregativo.

M'innoltro nella luce smorzata dal tartan,
ombre di rami e tralicci ossei
sezionano gli strati di poliuretano;
e sono nel buio, all'occhio elettronico
celato, che sorveglia gli stati attuali.
Esco fuori dal Controllo,
mentre aspetto il Divertimento.

Nascosto dalla sua cronaca,
soppeso l'immobilità del territorio
e l'improbabile quiete metropolitana;
lascio dipanare pensieri discorsivi
e distanze d'oltremare, quali immagini
ricorrenti di desideri insulari.
Fermo il passo, trattiene il respiro il resto.

Ecco! La depressione s'inverte,
ed è ora l'orrizzonte circolare a liberarsi
mentre un tappo grigio richiude il vuoto.
La città puntiniforme si tiene al limitare:
i palazzi si chinano verso la radura,
enormi, al disopra degli alberi, la cingono,
e fungono da estremo confine.

Oltre quello v'è il Divertimento,
l'ultimo monitoraggio autoimposto,
il rimedio al pensiero - mentre, dove
mi ritraggo ora, pur se per poco,
le nuvole si sorpassano plumbee,
la lucidità flette solo gli edifici,
ed ho ancora considerazione di te.

Monday, January 7, 2013

in / ex

Monotonie consuetudinarie,
Si sperdono ora, senza il "controllo",
Negli oblii del tempo racchiusi nel corpo,
Lasciando tracce intangibili.


Tenui reminiscenze degradate,
Si affacciano, esempi di speranza,
donando una molle malinconia:
ipotetiche visioni indubbiamente false.


Turbamenti congenitamente pilotati
Scavano le vene in profondità,
Trascinando i detriti del sangue
Con pulsazioni più serrate.


Ninnoli di occultazioni mnemoniche
Sfasano, in fine, ogni barlume
di flebile realismo assimilato:
- Eccoti, nuovo mito, nascere! -







Novembre Diciannovesimo


La ragazza tace:
la vista sono luci stazionarie.
Intermittenze rosse,
da scheletri d'antenna,
scandiscono il silenzio;
e coni d'intenso giallo
accendono i rovi
- si stagliano -
sul profilo frastagliato,
e nascondono i binari,
rivelati dall'acuto stridio,
la cui sola risonanza
si arrampica per il pendio.

Un fruscio la smuove:
oscilla, nel taglio
dell'ombra in cui siede,
e subito s'acquieta.
Non c'è alcun bisogno di parlare.




Monday, November 5, 2012

Anio Vetus


Aleggiando tra i suoni
che si sorpassano vicendevolmente,
Portatori di echi appena dimenticati,
Risalgo le correnti e le turbolenze che s'innalzano:

Sudati timori e notti immerse in se stesse, scorrono al disotto,
Dove, ombre cadenti, passi di danza,
Camminano al fianco di arcuazioni assopite,
Tra i rantoli della rotaia e dell'acqua andata.

Ed è un'aberrazione che confonde
Il disagio del corpo, il riflesso liquido dell'oro,
Che si staglia tra le ombre di una stanza,
Con figure di basiliche chinate a salutare la città;

E già esorcizza onomatopee lontane
Poste come un affanno del mondo
Da bocche altrui, soffici e arse dalla polvere
Che si schiudono con cadenze ataviche.

Andare via con ciò che si è portato
Eclissarsi come si è arrivati dai prospetti,
Tornare nei moti nuvolari:
Il resto è mera perdita di tempo.

Thursday, August 23, 2012

Exit Strategies

Stringi al petto aria statica
Pasticciando con la realtà:
Potessi toccare,
Ciò che so essere.

Ma nello slancio, teso
al ritorno del racconto,
Il sorriso/il divano/il corpo leggiadro
Ho dovuto tralasciare.

Ricercando la tensione sottocutanea

Come potrei farti vedere
Attraverso i miei occhi
Ciò che ora posso dire:
"Condividere l'uscita di sicurezza"

Tu non sei li/io non sono qui.
Mani che niente afferrano,
Tracciano l'onda sinusoidale
Della lucidità altalenante:

Ricercando la tensione sottocutanea

"Era il Tre il numero perfetto?"
La distrazione della colpa,
Sospinge nuove dichiarazioni,
Sfuggenti, fuori dalla bocca.

Eccoci, figli, come tutti
E, forse, riconoscenti come tutti
Indaffarati a rincorrere sogni impartiti.
Così influenzato anche io
-Scusami

Thursday, February 24, 2011

Tamburi d'Intro

Un flash che annichilisce la notte:
-chi sa perché sempre un ritorno a casa-
Il silenzio non è perdurato
Risucchiato in qualche anfratto

Avevamo delle nuove scarpe
Non un nuovo portamento.
Ma ne bastò un nuovo paio
Per perseguire dell’anima il ratto

Sta volta è il suono della percussione,
Simile alla marcia per la gogna,
Che scatena il ricordo.

S’accosta un accordo
Ed ecco che qualche tacita menzogna
Si mischia all’affezione.

E non è tutto vero
-nemmeno inganno-
Ma già ti volgi al prossimo momento
Che veda un pelle tesa essere percossa.

Friday, October 29, 2010

"Quando si parlava di rimanere soli"

Agogno le tenebre-
Strappato così a lungo
dal caldo buio-
E si procede nelle distorsioni
Al calar del sole,
Fuori le finestre.
E' un recipiente di ceneri
Questa casa,
Stantio il suo sapore.
Il riflesso permane oltre
quanto immaginato,
Così il segreto riecheggia
Da domande risposte in precendeza.
Uccidere le dinemiche
Di giornate di oltreoceano:
E' una medicina come un'altra
Aspettando che la porta si apra.

Sunday, June 6, 2010

Tornare a casa

Quando al calar della vermiglia sera,
Le strade luccicano del colore del sangue
E si volge l'occhio avido e stanco
Oltre le plumbee ombre dei palazzi,
Al cielo acesso che si scorge affacciarsi
In contrasto con gli oscuri agglomerati,
Ascendono i santi tra i vapori rosei,
Guidati dall'antenna sul cornicione;
Che riflette i bagliori del sole cadente
E guarda il grigiore bagnato sotto di se
Farsi man mano più scuro e cupo.

Poco lontano, nell'eco di un cortile,
Un televisore si accende.

Thursday, November 26, 2009

L'ombre dell'alternativa

Le strade
Che si schiudono
Al mattino
Sotto mille soli
Ci rivelano,
Oh Dolcezza,
Qual'è il cammino
Che non abbiamo intrapreso

Monday, October 19, 2009

Polveriera Elettrica

Due gambe nel buio,
Non raggiungono niente
In questa notte di cristalli.
Il cammino sdruccevole,
Mentre fari come occhi
Vagano sugli asfalti
Irraggiando bianchi fiocchi,
Misto di sale sotto i passi.

E, piccola, tu, la centrale,
Il canale e i lamenti dei gatti,
Quando passammo il ponte,
I miei passi, il tuo orizzonte,
Furono persuasi a cader
Nelle onde, ma con loro,
Ne li avrebbero portati
Ne li avrebbero annegati.

Thursday, September 10, 2009

Menade

Mi fissi oh antica giovane
Dalla marmorea carne di menade.
Una crepa spezza la tua iride
Ed il tuo corpo, saldo, divide;
La bocca satira porge il sorriso
Attraverso polvere e distanza,
Dell'alito caldo del tempo,
Che a me invecchia,
E a te rende più bella.

|| Released with the photo "Menade Of Mine (Painting Time On Your Skin)" on Flickr

Friday, July 3, 2009

Sulle Rive della Desertica Campagna [ Quiete Momentanea ]

Tutto s’accese cm una fiamma,
Sulla prua della nave
Lanciata verso valle:
Proteso l’arto al cielo
Fu una meridiana senza tempo,
Che giocava con una fine
E la comparsa di un nuovo evento.
Il sangue cullato dal vento,
Calmava per poco il dio
Lasciandolo tormentarsi quieto.
Gli alti speroni coprivano
Di ombre il verde finto del campo;
Ma un balenio più chiaro
Colse l’occhio:
E sotto altra ombra
Anche il rettile trovava
Momentanea quiete.

Friday, June 12, 2009

Idillio al tramonto

Guardi le tenebre
Farsi largo tra il panorama.
Poggiato il volto sulle mani,
Un’aria ammaliata e corrucciata.
Disperdi parte di te
Quando il vento alita.
Che cosa scruti non è li,
Conduciti oltre la patina dei colori.
Irraggiungibile
Inafferrabile
Sulla collina.
Eppure poco distante.
Li, i capelli, si smuovono,
Quasi si schiudono.
Io, qui, muoio in silenzio.

Monday, June 8, 2009

Niente

Niente

Niente

Niente

Niente

In questa pagina spiego il Niente

Come una cartolina impolverata,

Di come possa prendere forma

Tra i vuoti di una parola e l’altra.

Niente come quello che non si trova

Niente come quello che si prova

Niente come quello che si cerca

Niente, non ti trovo

Niente, l’unico che trovo

Non ci sono stimoli

Non c’è attrazione

Non c’è cooperazione

Non c’è futuro

Non c’è fiducia

Non c’è Dio

-Ma quanti fantocci vuoi?-

Non c’è niente

C’è solo che il Niente

Saturday, April 25, 2009

Considerazioni di fine viaggio

Accedi con forza
Nell'angusto aereoplano.
Salta la partenza
Rimane l'atterraggio.
Io sole che non tramonta
E una voce vecchia di sei ore
Riprendi in mano il telefono
Come quando cammianvi
Tra le assi bianche
Ed i fili verdi.


il_telefono_in_mano