Le carni tirate al sole,
Sferzate dalle brezze,
(Di questo mare impietoso)
Si cedono agli occhi giovani,
Piene e rigonfie;
Simulacri delle primavere
Che sbocciano or ora,
Nel rossore e nell'abbondanza,
Delle gote e delle cosce.
Esse si ergono, stagliate,
Quasi perpendicolari
alla curvatura dell'orizzonte;
Colonne sinuose, flesse, che
Tra le spume si levano,
E dalle creste delle onde,
Cingendone i fianchi fecondi,
E ricacciando i corpi
Nelle bianche schiume,
Si separano dai fiotti bagnati.
E come questi ricadono,
In balia degli sciacqui
E dei vortici, così le anche,
Ed i glutei, febbricitanti
Tracciano archi,
Cancellati al seguito
Dell'andirivieni regolare
Delle acque scomposte.
E risalendoli, i rivoli dileguati,
E guadando le correnti;
L'inabbissamento di un tuffo,
Vede accostarsi nel tonfo,
La caducita' del momento.
L'acqua segna lo scoglio,
Ed i passi, il fondale, che
sbiaditi in uno sbuffo,
ricordano l'apice della stagione.
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Wednesday, September 7, 2016
Saturday, August 16, 2014
Der Wanderer
Riscopro dunque
la mia vena romantica,
in piena desolazione,
come vuole la tradizione,
a fuggire la disaminia razionale.
C'è poco da coprire, dopotutto.
Decliniamo la prosa
verso altri scopi;
oggi si torna a casa:
c'è il richiamo dei vecchi,
e dei dimenticati, affabili amici.
Polverose istituzioni,
sfuggo da voi,
che mi masticate,
rinnegando antichi amori,
ed evitando nuove insinuazioni.
Rifiutato il progetto
di solistica visione,
si inverto i propositi e le cause.
- Posa i tuoi migli di percoso -
Alle volte mi vedo come sarei,
altre come sono.
Non scordare facilmente
è una promessa da furbi.
Ma ti salva la vita il più delle volte;
quando si palesa la proposta
d'un capitolo che si chiude.
la mia vena romantica,
in piena desolazione,
come vuole la tradizione,
a fuggire la disaminia razionale.
C'è poco da coprire, dopotutto.
Decliniamo la prosa
verso altri scopi;
oggi si torna a casa:
c'è il richiamo dei vecchi,
e dei dimenticati, affabili amici.
Polverose istituzioni,
sfuggo da voi,
che mi masticate,
rinnegando antichi amori,
ed evitando nuove insinuazioni.
Rifiutato il progetto
di solistica visione,
si inverto i propositi e le cause.
- Posa i tuoi migli di percoso -
Alle volte mi vedo come sarei,
altre come sono.
Non scordare facilmente
è una promessa da furbi.
Ma ti salva la vita il più delle volte;
quando si palesa la proposta
d'un capitolo che si chiude.
Wednesday, October 30, 2013
Il problema della vista periferica
Il problema della vista periferica:
- Mi hai registrato?Poi più nulla.
Da dietro il vetro,
ci sono ancora, scorrendo all’indietro?
Par non esserci mai stato.
Ma, viaggiando verso il sole,
serberai il ricordo del riflesso
stagliatosi dal fiume umano
che ti scorre accanto?
Esisterò in quell’intervallo
in cui la giornata ti scivola addosso?
- Forse giusto lampade al neon,
Niente per cui smantellare piani,
o farne di nuovi.
Nemmeno per sapersi a vicenda
in quel luogo transiente,
che scambia minuti per chilometri
e porta tutto alla deriva,
fino a che niente importa.
- Forse un indefinito tremore,Miserabili momenti andati.
il riaffiorare d’un impalpabile remoto,
parte del corredo di ricordi dimenticati
d’improvviso ritrovati sul nastro.
Tuesday, October 22, 2013
Evigilo
Come possa lascire il vuoto,
così ripetutamente, perseverante,
illogicalmente uguale a sempre?
Quel "sempre" che può essere tutto
ma sopratutto niente,
- eppure sempre ti svuota
per trovare posto al niente.
Attraversi il risveglio, tempestivo,
verso una vana veglia,
che toglie il tichettio rumorante
alla pioggia che cade,
rendendola futile:
semplicemente bagnata,
oramai più vicina al niente
Ed è la fugace visione
di un taglio diverso nella luce
ad inscenare la farsa
prima di ricapitolare alla realtà.
Un miragio tra i fumi condensati
che porta via visioni
del sonno paradosso.
Il cambio di direzione,
la coerenza impersonale
che fugace cerca una sua forma
al difuori di te, quand'ecco
che invece si sgretola,
impossibile da palesare all'esterno,
impossibile da giustifcare,
e ti capisco.
Lei prende e porta via
che sia il peso delle tue colpe
che sia la pace della mente
e lascia il vuoto
e dona il niente
E se il niente fosse già mio
cosa in più ella mi dona?
così ripetutamente, perseverante,
illogicalmente uguale a sempre?
Quel "sempre" che può essere tutto
ma sopratutto niente,
- eppure sempre ti svuota
per trovare posto al niente.
Attraversi il risveglio, tempestivo,
verso una vana veglia,
che toglie il tichettio rumorante
alla pioggia che cade,
rendendola futile:
semplicemente bagnata,
oramai più vicina al niente
Ed è la fugace visione
di un taglio diverso nella luce
ad inscenare la farsa
prima di ricapitolare alla realtà.
Un miragio tra i fumi condensati
che porta via visioni
del sonno paradosso.
Il cambio di direzione,
la coerenza impersonale
che fugace cerca una sua forma
al difuori di te, quand'ecco
che invece si sgretola,
impossibile da palesare all'esterno,
impossibile da giustifcare,
e ti capisco.
Lei prende e porta via
che sia il peso delle tue colpe
che sia la pace della mente
e lascia il vuoto
e dona il niente
E se il niente fosse già mio
cosa in più ella mi dona?
Tuesday, April 2, 2013
Nocta pars
Addentratomi - un vortice vuoto
si forma tra le nuvole sulla mia testa,
liberando la luna e stratificando il cielo -
oltre la rete, percorro circuiti atletici,
linee bianche che guidano i passi in loop;
girando in tondo il non-luogo cantiere/parco,
formo il sogno aggregativo.
M'innoltro nella luce smorzata dal tartan,
ombre di rami e tralicci ossei
sezionano gli strati di poliuretano;
e sono nel buio, all'occhio elettronico
celato, che sorveglia gli stati attuali.
Esco fuori dal Controllo,
mentre aspetto il Divertimento.
Nascosto dalla sua cronaca,
soppeso l'immobilità del territorio
e l'improbabile quiete metropolitana;
lascio dipanare pensieri discorsivi
e distanze d'oltremare, quali immagini
ricorrenti di desideri insulari.
Fermo il passo, trattiene il respiro il resto.
Ecco! La depressione s'inverte,
ed è ora l'orrizzonte circolare a liberarsi
mentre un tappo grigio richiude il vuoto.
La città puntiniforme si tiene al limitare:
i palazzi si chinano verso la radura,
enormi, al disopra degli alberi, la cingono,
e fungono da estremo confine.
Oltre quello v'è il Divertimento,
l'ultimo monitoraggio autoimposto,
il rimedio al pensiero - mentre, dove
mi ritraggo ora, pur se per poco,
le nuvole si sorpassano plumbee,
la lucidità flette solo gli edifici,
ed ho ancora considerazione di te.
Monday, January 7, 2013
in / ex
Monotonie consuetudinarie,
Si sperdono ora, senza il "controllo",
Negli oblii del tempo racchiusi nel corpo,
Lasciando tracce intangibili.
Tenui reminiscenze degradate,
Si affacciano, esempi di speranza,
donando una molle malinconia:
ipotetiche visioni indubbiamente false.
Turbamenti congenitamente pilotati
Scavano le vene in profondità,
Trascinando i detriti del sangue
Con pulsazioni più serrate.
Ninnoli di occultazioni mnemoniche
Sfasano, in fine, ogni barlume
di flebile realismo assimilato:
- Eccoti, nuovo mito, nascere! -
Si sperdono ora, senza il "controllo",
Negli oblii del tempo racchiusi nel corpo,
Lasciando tracce intangibili.
Tenui reminiscenze degradate,
Si affacciano, esempi di speranza,
donando una molle malinconia:
ipotetiche visioni indubbiamente false.
Turbamenti congenitamente pilotati
Scavano le vene in profondità,
Trascinando i detriti del sangue
Con pulsazioni più serrate.
Ninnoli di occultazioni mnemoniche
Sfasano, in fine, ogni barlume
di flebile realismo assimilato:
- Eccoti, nuovo mito, nascere! -
Novembre Diciannovesimo
La ragazza tace:
la vista sono luci stazionarie.
Intermittenze rosse,
da scheletri d'antenna,
scandiscono il silenzio;
e coni d'intenso giallo
accendono i rovi
- si stagliano -
sul profilo frastagliato,
e nascondono i binari,
rivelati dall'acuto stridio,
la cui sola risonanza
si arrampica per il pendio.
Un fruscio la smuove:
oscilla, nel taglio
dell'ombra in cui siede,
e subito s'acquieta.
Non c'è alcun bisogno di parlare.
Monday, November 5, 2012
Anio Vetus
Aleggiando tra i suoni
che si sorpassano vicendevolmente,
Portatori di echi appena dimenticati,
Risalgo le correnti e le turbolenze che s'innalzano:
Sudati timori e notti immerse in se stesse, scorrono al disotto,
Dove, ombre cadenti, passi di danza,
Camminano al fianco di arcuazioni assopite,
Tra i rantoli della rotaia e dell'acqua andata.
Ed è un'aberrazione che confonde
Il disagio del corpo, il riflesso liquido dell'oro,
Che si staglia tra le ombre di una stanza,
Con figure di basiliche chinate a salutare la città;
E già esorcizza onomatopee lontane
Poste come un affanno del mondo
Da bocche altrui, soffici e arse dalla polvere
Che si schiudono con cadenze ataviche.
Andare via con ciò che si è portato
Eclissarsi come si è arrivati dai prospetti,
Tornare nei moti nuvolari:
Il resto è mera perdita di tempo.
Thursday, August 23, 2012
Exit Strategies
Stringi al petto aria statica
Pasticciando con la realtà:
Potessi toccare,
Ciò che so essere.
Ma nello slancio, teso
al ritorno del racconto,
Il sorriso/il divano/il corpo leggiadro
Ho dovuto tralasciare.
Ricercando la tensione sottocutanea
Come potrei farti vedere
Attraverso i miei occhi
Ciò che ora posso dire:
"Condividere l'uscita di sicurezza"
Tu non sei li/io non sono qui.
Mani che niente afferrano,
Tracciano l'onda sinusoidale
Della lucidità altalenante:
Ricercando la tensione sottocutanea
"Era il Tre il numero perfetto?"
La distrazione della colpa,
Sospinge nuove dichiarazioni,
Sfuggenti, fuori dalla bocca.
Eccoci, figli, come tutti
E, forse, riconoscenti come tutti
Indaffarati a rincorrere sogni impartiti.
Così influenzato anche io
-Scusami
Pasticciando con la realtà:
Potessi toccare,
Ciò che so essere.
Ma nello slancio, teso
al ritorno del racconto,
Il sorriso/il divano/il corpo leggiadro
Ho dovuto tralasciare.
Ricercando la tensione sottocutanea
Come potrei farti vedere
Attraverso i miei occhi
Ciò che ora posso dire:
"Condividere l'uscita di sicurezza"
Tu non sei li/io non sono qui.
Mani che niente afferrano,
Tracciano l'onda sinusoidale
Della lucidità altalenante:
Ricercando la tensione sottocutanea
"Era il Tre il numero perfetto?"
La distrazione della colpa,
Sospinge nuove dichiarazioni,
Sfuggenti, fuori dalla bocca.
Eccoci, figli, come tutti
E, forse, riconoscenti come tutti
Indaffarati a rincorrere sogni impartiti.
Così influenzato anche io
-Scusami
Thursday, February 24, 2011
Tamburi d'Intro
Un flash che annichilisce la notte:
-chi sa perché sempre un ritorno a casa-
Il silenzio non è perdurato
Risucchiato in qualche anfratto
Avevamo delle nuove scarpe
Non un nuovo portamento.
Ma ne bastò un nuovo paio
Per perseguire dell’anima il ratto
Sta volta è il suono della percussione,
Simile alla marcia per la gogna,
Che scatena il ricordo.
S’accosta un accordo
Ed ecco che qualche tacita menzogna
Si mischia all’affezione.
E non è tutto vero
-nemmeno inganno-
Ma già ti volgi al prossimo momento
Che veda un pelle tesa essere percossa.
-chi sa perché sempre un ritorno a casa-
Il silenzio non è perdurato
Risucchiato in qualche anfratto
Avevamo delle nuove scarpe
Non un nuovo portamento.
Ma ne bastò un nuovo paio
Per perseguire dell’anima il ratto
Sta volta è il suono della percussione,
Simile alla marcia per la gogna,
Che scatena il ricordo.
S’accosta un accordo
Ed ecco che qualche tacita menzogna
Si mischia all’affezione.
E non è tutto vero
-nemmeno inganno-
Ma già ti volgi al prossimo momento
Che veda un pelle tesa essere percossa.
Friday, October 29, 2010
"Quando si parlava di rimanere soli"
Agogno le tenebre-
Strappato così a lungo
dal caldo buio-
E si procede nelle distorsioni
Al calar del sole,
Fuori le finestre.
E' un recipiente di ceneri
Questa casa,
Stantio il suo sapore.
Il riflesso permane oltre
quanto immaginato,
Così il segreto riecheggia
Da domande risposte in precendeza.
Da domande risposte in precendeza.
Uccidere le dinemiche
Di giornate di oltreoceano:
E' una medicina come un'altra
Aspettando che la porta si apra.
Sunday, June 6, 2010
Tornare a casa
Quando al calar della vermiglia sera,
Le strade luccicano del colore del sangue
E si volge l'occhio avido e stanco
Oltre le plumbee ombre dei palazzi,
Al cielo acesso che si scorge affacciarsi
In contrasto con gli oscuri agglomerati,
Ascendono i santi tra i vapori rosei,
Guidati dall'antenna sul cornicione;
Che riflette i bagliori del sole cadente
E guarda il grigiore bagnato sotto di se
Farsi man mano più scuro e cupo.
Poco lontano, nell'eco di un cortile,
Un televisore si accende.
Thursday, November 26, 2009
L'ombre dell'alternativa
Le strade
Che si schiudono
Al mattino
Sotto mille soli
Ci rivelano,
Oh Dolcezza,
Qual'è il cammino
Che non abbiamo intrapreso
Monday, October 19, 2009
Polveriera Elettrica
Due gambe nel buio,
Non raggiungono niente
In questa notte di cristalli.
Il cammino sdruccevole,
Mentre fari come occhi
Vagano sugli asfalti
Irraggiando bianchi fiocchi,
Misto di sale sotto i passi.
E, piccola, tu, la centrale,
Il canale e i lamenti dei gatti,
Quando passammo il ponte,
I miei passi, il tuo orizzonte,
Furono persuasi a cader
Nelle onde, ma con loro,
Ne li avrebbero portati
Ne li avrebbero annegati.
Thursday, September 10, 2009
Menade
Mi fissi oh antica giovane
Dalla marmorea carne di menade.
Una crepa spezza la tua iride
Ed il tuo corpo, saldo, divide;
La bocca satira porge il sorriso
Attraverso polvere e distanza,
Dell'alito caldo del tempo,
Che a me invecchia,
E a te rende più bella.
Dalla marmorea carne di menade.
Una crepa spezza la tua iride
Ed il tuo corpo, saldo, divide;
La bocca satira porge il sorriso
Attraverso polvere e distanza,
Dell'alito caldo del tempo,
Che a me invecchia,
E a te rende più bella.
Friday, July 3, 2009
Sulle Rive della Desertica Campagna [ Quiete Momentanea ]
Tutto s’accese cm una fiamma,
Sulla prua della nave
Lanciata verso valle:
Proteso l’arto al cielo
Fu una meridiana senza tempo,
Che giocava con una fine
E la comparsa di un nuovo evento.
Il sangue cullato dal vento,
Calmava per poco il dio
Lasciandolo tormentarsi quieto.
Gli alti speroni coprivano
Di ombre il verde finto del campo;
Ma un balenio più chiaro
Colse l’occhio:
E sotto altra ombra
Anche il rettile trovava
Momentanea quiete.
Sulla prua della nave
Lanciata verso valle:
Proteso l’arto al cielo
Fu una meridiana senza tempo,
Che giocava con una fine
E la comparsa di un nuovo evento.
Il sangue cullato dal vento,
Calmava per poco il dio
Lasciandolo tormentarsi quieto.
Gli alti speroni coprivano
Di ombre il verde finto del campo;
Ma un balenio più chiaro
Colse l’occhio:
E sotto altra ombra
Anche il rettile trovava
Momentanea quiete.
Friday, June 12, 2009
Idillio al tramonto
Guardi le tenebre
Farsi largo tra il panorama.
Poggiato il volto sulle mani,
Un’aria ammaliata e corrucciata.
Disperdi parte di te
Quando il vento alita.
Che cosa scruti non è li,
Conduciti oltre la patina dei colori.
Irraggiungibile
Inafferrabile
Sulla collina.
Eppure poco distante.
Li, i capelli, si smuovono,
Quasi si schiudono.
Io, qui, muoio in silenzio.
Farsi largo tra il panorama.
Poggiato il volto sulle mani,
Un’aria ammaliata e corrucciata.
Disperdi parte di te
Quando il vento alita.
Che cosa scruti non è li,
Conduciti oltre la patina dei colori.
Irraggiungibile
Inafferrabile
Sulla collina.
Eppure poco distante.
Li, i capelli, si smuovono,
Quasi si schiudono.
Io, qui, muoio in silenzio.
Monday, June 8, 2009
Niente
Niente
Niente
Niente
Niente
In questa pagina spiego il Niente
Come una cartolina impolverata,
Di come possa prendere forma
Tra i vuoti di una parola e l’altra.
Niente come quello che non si trova
Niente come quello che si prova
Niente come quello che si cerca
Niente, non ti trovo
Niente, l’unico che trovo
Non ci sono stimoli
Non c’è attrazione
Non c’è cooperazione
Non c’è futuro
Non c’è fiducia
Non c’è Dio
-Ma quanti fantocci vuoi?-
Non c’è niente
C’è solo che il Niente
Saturday, April 25, 2009
Considerazioni di fine viaggio
Accedi con forza
Nell'angusto aereoplano.
Salta la partenza
Rimane l'atterraggio.
Io sole che non tramonta
E una voce vecchia di sei ore
Riprendi in mano il telefono
Come quando cammianvi
Tra le assi bianche
Ed i fili verdi.
Nell'angusto aereoplano.
Salta la partenza
Rimane l'atterraggio.
Io sole che non tramonta
E una voce vecchia di sei ore
Riprendi in mano il telefono
Come quando cammianvi
Tra le assi bianche
Ed i fili verdi.
il_telefono_in_mano
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